Ero un dipendente anche io

Mentalità, stile di vita e routine. 

Quando racconto la mia storia vedo in chi mi ascolta con entusiasmo, una gran voglia di capire tutti gli step che ho fatto per diventare un Imprenditore Digitale.

Proverò, anche attraverso questo sito, a raccontarti tutti gli step che ho seguito per diventare un Imprenditore Digitale.

Durante il mio percorso scolastico non ero quasi mai attento a cosa studiavo, perché tutto mi sembrava astratto. Lontano da me.

Mi chiedevo “A cosa mi servirà questo?” – trovavo sempre una risposta che però non si adattava alla mia indole “Ti serve per capire come funzionano le cose, per acquisire un metodo di studio e per fare quello che vuoi: il medico, l’ingegnere, l’astronauta” – io sono nato nel 1979 e quando ero piccolo non esisteva il marketer, l’affiliato professionista o l’imprenditore digitale.

Non c’era chi sviluppava siti web, non si pensava a lavorare dietro un PC da casa… perché ancora non era diffuso il PC!

Ma era ancora l’epoca in cui si usciva dall’Università con alcune competenze e si puntava ad una “professione sicura

Alcune cose non riuscivo proprio ad assimilarle, non riuscivo a studiare inglese (scolastico) con l’obiettivo “perché un giorno potrà servirti” oppure “siamo in Europa!

Quindi rasentavo la sufficienza e sentivo i professori dire ai miei genitori: “È un ragazzo capace, sufficiente, che non si impegna abbastanza!

La sufficienza per me era OK.

Poi però, quando mi diplomai da Tecnico Delle Industrie Elettriche andai all’Università per fare Ingegneria Informatica, il mio prof. di Elettrotecnica appena gli dissi della mia scelta universitaria mi disse: “Montesano, questa non è una strada per te!

Aveva ragione, non era la mia strada.

Solo che lui pensava che sarei andato nei campi a raccogliere i pomodori e non avrebbe scommesso neanche 0,50€ che un giorno avrei scritto un libro con HOEPLI, io invece sognavo un futuro da Programmatore.

Ero attratto dalle nuove tecnologie, avevo una predisposizione naturale verso i videogames – tanto che mi proposero di fare il test di giochi in California – ve ne parlerò un giorno!

E sognavo di lavorare con un PC. Ma Ingegneria informatica non soddisfaceva le mie aspettative, troppi esami di ingegneria e poca pratica di informatica. 

Allora iniziai a studiare Programmazione, feci dei corsi su Java e Oracle, ero bravo a tal punto che un giorno mi misero sulla scrivania un contratto a tempo indeterminato come Consulente Analista Programmatore. Lavoravo tra Milano e Pescara cambiando azienda ogni 3 mesi, lavorando su nuovi linguaggi e progetti ed era tutto molto stimolante.

Lavoravo per prestigiosi clienti (ti garantisco che questo era soddisfacente) ero un consulente esterno, avevo a che fare tutto il giorno con i dipendenti dell’azienda in cui lavoravo, fino ad assorbirne il modo di pensare, guardare le cose e gestire la mia vita. Ero un loro amico e uscivamo anche insieme, con alcuni avevo anche pianificato le vacanze!

Chi dice che sei la media delle cinque persone che frequenti, ha ragione. 

Non era male, conoscevo tante brave persone, della mia età ma con una mentalità diversa dalla mia. Ricordo che addirittura fumavo e per fare pausa prendevo un sacco di caffè, per lavorare bene.

Alle 18:00 finivo e se mi davano qualche task alle 17:45 cominciavo a sclerare!

Tutto ruotava alla pianificazione del fine settimana e delle vacanze, come gestire i soldi cercando di vivere una vita dignitosa. Per un periodo di tempo ho lavorato per una grande azienda vicino Milano (ad Arluno) e di fronte avevo un autoparco della Mercedes, quasi invidiavo quegli operai che guidavano le Mercedes per lavoro, per parcheggiarle. Non riuscivo neanche a sognare di averne una. Ero entrato nella piena mentalità del dipendente.

Non è male, c’è ci vive bene e fa una vita dignitosa. Da consulente esterno guadagnavo anche bene ma ero arrivato al punto che mi veniva contestato anche quando dovevo andare in bagno e vantavo i miei diritti sulla pausa o sugli straordinari.

Un giorno però mi osservai dall’esterno e capii che c’era qualcosa che non andava, lavoravo per gli altri e io ero ingabbiato.

Ero soddisfatto, perché mi dicevano che ero bravo, ma sentivo ogni giorno che vestivo un abito che non era il mio. Come se indossavo una camicia troppo stretta. Non ero portato per quella vita, mi alzavo alle 5:00 di mattina e tornavo alle 20:00 di sera. Facevo una doccia e cucinavo qualcosa (magari della spesa settimanale del sabato) – non avevo tempo per palestra, passeggiata, amici perché le 5:00 sarebbero arrivate veloci e quindi se avessi avuto Netflix sarebbe stato perfetto, ma guardavo qualche film in DVD. Durante i viaggi in treno cercavo di riposare, parlavo con i conoscenti, perché i pendolari si conoscono tutti e fanno “squadra” quando il treno porta ritardo e quando non c’era nessuno facevo le parole crociate.

Lo so che qualcuno in questo ci si rivede e spero che la mia storia ti servirà per farti capire che LA DEVI SMETTERE!

Perché sei schiavo del lunedì da schifo, della settimana che deve passare, del finalmente è venerdì. Ti senti stanco perché credi di dare il 110% (ad un’altro) e per te non fai NULLA! Ti tieni impegnato con delle ca***te – Netflix e le parole crociate sono passatempo!

Questa mia “routine” disastrosa è durata per 3 anni 2002-2005 fino a quando ho scoperto il web e le opportunità che offriva: era il 2005 e ho iniziato creando un sito in HTML (con Front Page) e inserendo le prime pubblicità di Google Adsense.

Nel 2006 capisco che era questo il mio habitat naturale. Guadagnavo, ogni tanto, 5€ al giorno ONLINE e avevo capito che se riuscivo a starci più tempo e con più attenzione potevo moltiplicare quella cifra.

Non era un’attività basata sul lavoro degli altri, quindi non era un’incognita o una scommessa. Era un investimento su me stesso. Se lavoravo e raggiungevo degli obiettivi i guadagni arrivavano puntuali come un orologio svizzero!

Ma questa attività non mi lasciava in pace, ha sostituito i venerdì-sabato con gli amici/colleghi, le parole crociate e i DVD. Quelle persone che mi guardavano con quell’aria di superiorità, perché secondo loro stavo perdendo tempo e non mi godevo la vita, pian piano le ho perse perché non rispondevo ai loro inviti. Ero diventato un asociale senza amici.

Ho dovuto  subire molti fallimenti, negli anni iniziali, e ho dovuto affrontare molte situazioni brutte da solo. Ho imparato tutto quello che so sulla mia pelle.

Addirittura quando chiedevo una condivisione, un link, ricevevo sempre un’umiliazione o nessuna risposta, ma non mi sono mai arreso, ero sempre in una sfida costante. Dovevo farcela, perché riuscivo a vedere la possibilità di gestire il mio tempo. Non dovevo più chiedere se potevo andare a fare la pipì e non guardavo l’orologio. Spesso mi dimenticavo di mangiare, dovevo mettere la sveglia, e ho eliminato anche il vizio del fumo.

In tutto questo avevo sempre il posto fisso che mi aspettava. Nel 2006 quando mi licenziai, avevo una carriera davanti e al mio Commerciale (che era il mio capo) dissi: “Ti chiamerò se le cose andranno male!” – lui mi chiamò dopo 6 mesi, dopo 1 anno e dopo due anni ma non ebbe mai il coraggio di dirmi “vieni a lavorare da noi“. Anche perché con la crisi e con gli sviluppatori bravissimi dell’Est Europa non c’era più tanto spazio per le società di consulenza. Fino a quando un giorno mi chiamò per dirmi “ho lasciato tutto e ho aperto un agriturismo, se a te le cose andranno bene, potrei venire a lavorare da te!

Ho iniziato a studiare davvero tanto per necessità, testare le mie intuizioni sul campo fino ad arrivare a un confronto continuo con ragazzi che provengono dalla Bocconi e mi chiedono di fargli vedere quei concetti che per me sono reali (tangibili) mentre per loro sono teorici.

Ero un ragazzo che non vedeva un futuro nello studio, non vedevo un bel futuro da dipendente ma vedo un ottimo futuro da Imprenditore (e lo sono dal 2007 con p.iva)  – negli anni mi sono concentrato a lavorare sul Performance Marketing fino a quando ho visto la possibilità di insegnare l’Affiliate a persone competenti, motivate, così oltre a relazionarmi con queste persone, pian piano stavo creando dei Partners che mi avrebbero affiancato su tutte le campagna promozionali che ho gestito e gestisco tutt’ora attraverso i miei Team Performance.

Lo so, sto abbattendo lo stereotipo comune del posto fisso. Nonostante viviamo nel 2020, in fondo al cuore di molte persone il posto fisso è la zona di “super comfort” che abbiamo ormai nel nostro DNA.

Immagina chi ha il posto fisso in Banca.

Fino a qualche anno fa pronunciare le parole “posto fisso in banca” stimolava un’esultanza come quando nel 2006 l’Italia vinceva i Mondiali di calcio.

Ora i dipendenti bancari mi chiedono come si lavora con le Affiliazioni e, in alcuni casi, hanno abbandonato questo posto fisso per lavorare online. Puntando solo su se stessi.

Non ti sto dicendo di abbandonare il posto fisso e non ti sto dicendo che io sarò la soluzione alle tue frustrazioni.

Ti sto dicendo che esiste qualcosa che si chiama Digital Marketing e che può metterti in condizione di diventare Imprenditore Digitale. Professione che fino a qualche anno fa non esisteva.

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